Presentato il primo rapporto organico questa mattina dai tre soggetti che hanno promosso lo studio, Figc, Arel e PricewaterhouseCoopers presso la sede dell’ABI, alla presenza di Rocco Crimi, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri con delega allo Sport, Enrico Letta, segretario generale dell’Arel, Giancarlo Abete, presidente della Figc, Emanuele Grasso, PricewaterhouseCoopers.
Il volume fotografa lo stato del calcio italiano attraverso un censimento statistico di tutta la struttura della Figc e un’ampia analisi economico-finanziaria sui bilanci dei club professionistici dalla Serie A alla Lega Pro. “Il nostro sistema, che oggi dipende da un eccesso di dipendenza dai diritti tv e da una scarsa capacità di globalizzazione – ha detto Letta aprendo i lavori - ha bisogno di urgenti interventi riformatori che chiedono la responsabilità dei soggetti istituzionali, soprattutto su due temi centrali: legge sugli stadi e diritti tv. Lo sforzo è dare all’industria calcio, che contribuisce alla ricchezza del paese, metodologie di competitività tali da ottenere risultati sempre migliori”. “Questo rapporto – aggiunge Abete - conferma la dimensione sistemica del calcio italiano: accanto ai grandi club che fanno fatturati c’è una dimensione sociale, quella dei dilettanti e dei giovani, che poi hanno anche una grande valenza economica sul fronte della produzione, considerati i numeri di squadre dilettantistiche e giovanili. Dal Report emerge dunque una immagine del calcio italiano che evidenzia, come ha sottolineato Grasso, il fatto che “l’attuale modello di business del calcio italiano sia difficilmente sostenibile e poco competitivo. Basterebbe poco per aumentare i ricavi e trovare un valore oggi inespresso”.
Al centro del confronto, è stato, inoltre il tema stadi, altra grave carenza del sistema calcio italiano: serve una sinergia e la Figc deve coordinare il ruolo delle Leghe e l’intervento dei Presidenti di club. Che i presidenti delle squadre chiamino i singoli deputati per assecondare le loro aspettative sulla legge fa parte del gioco, il problema e' che queste telefonate hanno un seguito e cosi' diventa difficile arrivare all'unanimita' come successo al Senato. Serve senso di responsabilità delle istituzioni sportive e volontà di incidere di quelle politiche. Non ci sono deroghe a vincoli, ma solo il rispetto dei tempi e la concessione di cubature a compensazione, in equilibrio e senza speculazione”.
Un accordo bipartisan su cui anche Letta garantisce il proprio appoggio: “La perdita di tempo è stata dovuta all’incapacità di trovare una sintesi politica e alla necessità di trovare un testo che poi funzioni per garantire gli equilibri finanziari dei club. Luglio? Ci impegniamo”. Anche il presidente Abete invita i rappresentanti politici a trovare una sintesi e una mediazione: “Bisogna far prevalere interessi generali, non sempre le norme danno risposta a tutte le aspettative ed a tutte le esigenze degli attuali operatori. Bisogna privilegiare la dimensione progettuale alla logica del componimento di interessi specifici altrimenti non si riesce ad andare avanti”. Riguardo alle ingerenze dei presidenti di club invocate da Crimi, Abete è stato chiaro: “Chi tutela interessi particolari non può avocare a sé interessi generali. I presidenti di società fanno richieste legittime, sbaglia però chi dà loro seguito, la legge deve avere come riferimento non i soggetti attuali ma tutti i potenziali soggetti anche quelli di Serie B e Lega Pro. Serve una sintesi tra pluralità di interessi, non si può tagliare l’abito su misura a ciascuno. Noi guardiamo al sistema tedesco: miglioramento delle strutture, equilibrio tra costi e ricavi che per loro è un valore fondante più di quanto accada in Spagna o Inghilterra, partecipazione del pubblico”.
Nel mondo professionistico dobbiamo trovare equilibrio sul versante costi/ricavi in linea con il Fair Play finanziario: ci sono aree che sono sottodimensionate come i ricavi da biglietteria o le sponsorizzazioni/merchandising e aree che bisogna saper gestire con grande attenzione perché hanno peso significativo come quella dei diritti televisivi; sul versante dei costi bisogna contenere il costo del lavoro”.
Estratto da www.figc.it

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