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Scandone nel segno di Golemac, il guerriero venuto dall'est

Ripresa degli allenamenti sicuramente singolare per la Scandone Avellino che si ritrova quasi a fare un salto nel recente passato. Il paesaggio che accompagna i lupi è sicuramente più consono a Brunico, sede del ritiro precampionato, che a quello tipico di una cittadina del sud, con neve e ghiaccio a farla da padroni anche degli spiazzi circostanti il PalaDelMauro. Viste inusuali, dunque, come inusuale appare questo inizio di girone di ritorno in casa biancoverde. Si passa da prestazioni molto sottotono, come quella andata in archivio a Bologna, a gare gagliarde e combattute, come quella vinta a Treviso in condizioni ben peggiori di quelle in cui versavano i trevigiani, senza alcun timore di smentita. Le assenze di Sandri, Cuccarolo e Bulleri non si possono neanche paragonare a quelle di Spinelli, Johnson e Lauwers, quest’ultima non reale ma purtroppo di fatto, come stiamo sottolineando da diverse settimane. La combattività e la concretezza dei lupi hanno il volto ed i centimetri di Jurica Golemac, guerriero di tante battaglie che in Irpinia pare aver trovato, come spesso accade nella nostra amata terra, una seconda giovinezza. Arrivato ad Avellino a gettone, con l’arduo compito di sostituire Szymon Szewczyk sul parquet e nei cuori dei tifosi, il gladiatore sloveno sta convincendo tutti sempre di più a suon di prestazioni di primo piano, a volte decisive come quella, appunto, sfoderata a Treviso. Forse non sarà bellissimo a vedersi in campo, probabilmente ha un tiro sgraziato, indubbiamente non è proprio quello che si può definire un saltatore, ma resta il fatto che Golemac è terribilmente utile alla causa irpina con la sua presenza sotto le plance, la sua capacità di fare qualcosa di buono quando serve, il suo riempire i tabellini di tante cose utili, mettendo in mostra una pallacanestro poco spettacolare ma tremendamente efficace. Tipica scuola slava di qualche tempo fa, quella che produceva giocatori in grado di scendere in campo e “spiegare” la pallacanestro, per dir così, ad atleti e spettatori. Un po’ come faceva un certo Radulovic, con le debite proporzioni, per la gioia, senza dubbio, di Vitucci e di tutti i tifosi irpini.

(a cura di Delfino Sgrosso)

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